Test di resistenza al fuoco

Resistenza al fuoco prove e test di porte tagliafuoco secondo EN 1634-1

Il cuore della norma di prodotto EN 16034: 2014 si sostanzia nella verifica di resistenza al fuoco, mediante prova sperimentale secondo la norma EN 1634-1: 2014 e successiva classificazione secondo UNI EN 13501-2: 2009.+

La norma UNI EN 1634-1: 2014, nella sua prima versione, quella del 2001, entrò in vigore con il D.M. del 21 Giugno 2004, affiancandosi, come modalità per la verifica delle prestazioni di resistenza al fuoco, alla norma nazionale, UNI 9723, attualmente ancora in vigore; entrambe le norme consentono di certificare la resistenza al fuoco delle chiusure con requisiti di resistenza al fuoco e di poter, successivamente, ottenere l’obbligatoria omologazione al Ministero dell’Interno. La differenza sostanziale tra la norma nazionale e la norma europea sta nel fatto che i certificati emessi secondo la norma nazionale UNI 9723 non possono essere utilizzati per la marcatura CE secondo EN 16034: 2014.

La prova sperimentale secondo la norma europea ha lo scopo di valutare la capacità di una porta di limitare il riscaldamento ed il passaggio di fiamme dal lato non esposto al fuoco, sottoponendo il prototipo ad una simulazione d’incendio in laboratorio; per far questo, viene utilizzato un forno, costituito da una camera d’incendio (generalmente di cubatura non superiore ai 15 m 3 ), che diventa una camera di combustione chiusa quando la porta, insieme all’elemento di supporto che è parte integrante del campione in prova, in muratura, oppure costituito da una parete leggera in lastre, va a sua completa chiusura (banalmente, come il coperchio chiude una pentola).

Molteplici sono i fattori in gioco in questa simulazione che prevede non solo una prova a caldo, ma anche una serie di verifiche preliminari ed un ciclo di aperture e chiusure, proprio come se la porta dovesse sostenere il peso di un incendio durante il suo ciclo di vita. Ma andiamo con ordine.

Il principio base di tutti i test di resistenza al fuoco si fonda sul riscaldamento progressivo mediante curva d’incendio (curva logaritmica ISO 834, adesso EN 1363-1) che rappresenta un incendio molto più critico di quello che potrà, con ogni probabilità, fronteggiare una porta nella sua vita, poiché prevede un repentino, progressivo e continuo riscaldamento; già a 5 minuti dall’inizio della prova, infatti, la temperatura supera i 500 °C e raggiunge i 1000 °C poco dopo l’ora di prova.

Durante l’arco della prova, il prototipo deve essere in grado di limitare il riscaldamento del lato non esposto, requisito I (sonde di temperatura monitorano lo specchio visibile del campione, dal telaio all’anta, alle eventuale specchiature vetrate o i punti critici), nell’ordine di non più di 180 °C di innalzamento massimo di temperatura (in alcuni casi, per il telaio, di 360 °C) e di 140 °C di temperatura media dell’anta; allo stesso tempo, il prototipo deve essere in grado di limitare la possibilità di un eventuale innesco di materiali combustibili dal lato non esposto, per questo la norma fornisce i criteri per la valutazione dell’Integrità (requisito E), dalla eventuale presenza di fiamme dal lato non esposto, al passaggio di fumi di combustione che potrebbero essere la causa di innesco e propagazione dell’incendio.

La classificazione finale dipende dal periodo di tempo durante il quale il prototipo mantiene i due requisiti, I ed E; le classificazioni previste partono da un minimo di 15 minuti, sino ad un massimo di 240 minuti. La classificazione finale si ottiene combinando le lettere a comporre l’acronimo EI (con pedice 1 o 2) e il tempo di mantenimento dei due requisiti; così, ad esempio, una porta resistente al fuoco può essere classificata EI 1 30 oppure EI 1 60 (tipicamente, le porte in essenza lignea), oppure EI 2 90, o EI 2 120 (porte in metallo).

In base al risultato raggiunto, all’eventuale extratempo e, prima ancora, alla configurazione di prova scelta (dimensioni del campione, tipologia degli accessori e loro posizione ecc.), il campione accede al cosiddetto Campo di Applicazione Diretta, cioè quello spettro di applicabilità del risultato ottenuto, a porte diverse da quella provata, sia in termini dimensionali che di varianti alla componentistica ed alle eventuali finiture. Questa rappresenta la vera novità della norma europea EN 1634-1 (così come di tutte le norme di resistenza al fuoco che valutano le prestazioni dei sistemi di compartimentazione). Così, ad esempio, una porta che ha mantenuto i requisiti di previsti per 74 minuti, ottiene la classificazione immediatamente inferiore, cioè 60 minuti e, avendo mantenuto detti requisiti per un tempo superiore ad 8 minuti oltre ai 60, ottiene il diritto ad essere prodotta e commercializzata in dimensioni più grandi, fino al 15% in più, in larghezza ed altezza, oppure fino al 20% in più in area.

Il concetto di campo di applicazione dei risultati di prova viene poi amplificato mediante la creazione di un parco norme dedicato alle chiusure tecniche (tutta la serie di norme EN 15269), le cosiddette norme per il Campo di Applicazione Estesa, che analizzano le casistiche di varianti in funzioni della tipologia di modello (porta in essenza lignea, oppure in metallo, o vetrata, oppure scorrevole, basculante, e così via) e forniscono i criteri per poter estendere i risultati di un test di resistenza al fuoco ad uno spettro di varianti ancora più ampio rispetto a quanto si può fare secondo le regole di diretta applicazione dei risultati.

Nei prossimi articoli affronteremo più in dettaglio questo interessante tema che costituisce, forse, l’aspetto essenziale della sperimentazione di resistenza al fuoco perché consente, o sarebbe meglio dire costringe, il Produttore ad adottare un approccio più sistematico alla certificazione, questo significa pensare e progettare la porta contemplando tutte le sue possibili varianti, a monte della prova, per poter sfruttare al meglio il corposo parco normativo a disposizione per le chiusure tecniche tagliafuoco.

Ing. Giuseppe Grella

CSI – Servizi di analisi e certificazioni per Aziende

Lascia un commento